Pamukkale e l'inganno del web

Pamukkale e l'inganno del web

Pubblicato Giovedì, 24 Gennaio 2013

 

È una delle maggiori attrazioni della Turchia ed assieme a Istanbul, Efeso e la Cappadocia rappresenta il classico tour di scoperta del paese.

Le foto delle sue piscine bianche con bagnanti rilassati affollano il web presentandoci un posto da sogno ed un po’ lontano alla realtà dei fatti. Intendiamoci, il luogo è spettacolare e merita sicuramente una visita, ma per apprezzarlo al meglio forse è il caso di dare qualche indicazione:

 

Innanzitutto Photoshop, il magico strumento che ha permesso a migliaia di pessimi fotografi di creare foto incredibili. Pamukkale è uno dei casi in cui, giocando con effetti, bilanciamento bianchi, luminosità e contrasto, si riesce a trasformare un posto già bello di suo in qualcosa di non reale.

 

esageriamo!

 

Onestamente lo trovo triste, non servono certo questi trucchi di marketing per richiamare turisti, il posto si vende da sé. Manco fosse Milano Marittima…

Quindi vi ricordiamo che si tratta di calcare e travertino, non avorio. Anche se la differenza, ad essere sinceri, si nota poco.

 

non è poi così male...

 

Piccola nota storico-geologica prima di passare alla seconda mistificazione della realtà.

Come si sono formate queste “cascate”. Semplificando, sono generate da movimenti tettonici che hanno permesso la nascita di numerose fonti termali. “L’acqua che ne sgorga è sovrasatura di ioni calcio e di anidride carbonica, che forma con l’acqua acido carbonico. Emergendo, l’acqua perde gran parte dell’anidride carbonica, spostando l’equilibrio chimico da bicarbonato a carbonato di calcio che, anche a causa dell’abbassamento della temperatura, precipita dando luogo alle caratteristiche formazioni, costituite da spessi strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna, rendendo l'area simile ad una fortezza di cotone o di cascate di ghiaccio” (fonte Wikipedia).

 

Seconda mistificazione, i bagnanti. Nelle foto che troviamo in internet allegre famigliole e coppiette bivaccano con i piedi ammollo oppure si immergono completamente nelle acque calcaree.

 

vedi riga sotto...

 

Scordatevelo

Volete le acque termali? Andate alla piscina di Hierapolis in cima (circa 15 € a persona, ma vale la pena, soprattutto se nei giorni precedenti eravate a scarpinare per la Cappadocia), oppure immergetevi nelle vasche artificiali lungo la salita. Volete immergervi nelle vasche originali? Immediatamente un guardiano fischiando vi richiamerà all’ordine, è proibito! Ovviamente basta aspettare che il guardiano si giri per provare l’esperienza, sta al senso civico e di rispetto di ciascuno di voi rispettare le regole.

Ma come si è arrivati a questo?

Le foto che si vedono nel web sono reali, ma risalgono principalmente agli anni ’80. In quegli anni l’accesso alle piscine era libero. Inoltre furono costruiti degli hotel sopra al sito, distruggendo parte delle rovine di Hierapolis. L'acqua calda fu incanalata allo scopo di riempire le piscine artificiali degli alberghi. Gli scarichi di queste ultime per anni riversarono le acque reflue direttamente sul sito contribuendo in maniera determinante all'inscurimento delle vasche calcaree. Fu anche costruita una strada asfaltata in mezzo al sito per permettere ai visitatori di raggiungere la parte alta della formazione in bici, moto o a piedi.

L’Unesco, che nel 1988 aveva dichiarato il sito patrimonio dell’umanità, intervenne per fermare lo scempio. Gli hotel furono abbattuti e la strada coperta da piscine artificiali che sono tuttora accessibili, a differenza del resto, dai turisti a piedi nudi. Una piccola trincea è stata scavata lungo il bordo, al fine di recuperare l'acqua ed evitarne la dispersione.

Per ripulire le vasche viene tuttora applicata una particolare procedura: in alternanza alcune vasche vengono svuotate, bloccando l’afflusso di acqua, permettendogli di asciugarsi e, conseguentemente, sbiancarsi al sole.

 

Lentamente il sito sta recuperando il suo splendore naturale.

 

Piccolo suggerimento. Se visitate il sito, soprattutto in alta stagione, verrete sommersi da una folla oceanica di turisti, sia al mattino che al pomeriggio. Vi consiglio di recarvi a Pamukkale il pomeriggio, visitare Hierapolis, fare il bagno, osservare le vasche col sole alto e aspettare il tramonto. I turisti mordi e fuggi al primo calar del sole se ne scappano in albergo per la cena, per paura di fare la strada al buio. Voi (che furbamente vi sarete portati dietro una pila) sedetevi comodamente e godetevi l’incredibile spettacolo del tramonto riflesso sulle vasche. Esperienza personale, siamo rimasti solo io e la mia ragazza, assieme a massimo una ventina di altre coppie, un’esperienza indimenticabile.

 

10 location per 10 film

10 location per 10 film

Pubblicato Mercoledì, 09 Gennaio 2013

 

10 capolavori della cinematografia moderna e dalla location indimenticabile, 10 film collegati con filo diretto alle località che li hanno ospitati, rendendole famose o esaltandone le bellezze.
Ecco l’elenco delle 10 pellicole da noi scelte:

 

1- Casablanca

La scelta era ovvia, un classico, con un Bogart indimenticabile e con battute entrate nella storia del cinema. Nella realtà la maggior parte delle scene sono state girate ad Hollywood, ma alcuni esterni sono stati girati nella celebre città marocchina.

 

 

2- New York

In questo caso è difficile scegliere un film fra le decine che hanno celebrato questa splendida città. Dai film gangster (Il Padrino, Bronx), alle commedie. Noi scegliamo Manhattan di Woody Allen, vero atto di amore verso la cosiddetta “capitale del mondo”.

 

3- Nuova Zelanda

Ormai siamo a 4 film, una trilogia ed un prequel, con cui Peter Jackson ha sbancato al botteghino in tutto il mondo. E, giustamente, ha deciso di ambientare gli episodi de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit nella sua terra natale, la Nuova Zelanda. Che tra l’altro ha ospitato anche un suo altro capolavoro, Bad Taste. Ma era tutt’ altro stile…

 

...basta aggiungerci 2 nani e qualche orco

 

4- Australia

Rimaniamo sempre in Oceania. Oggi è un musical che sbanca a Broadway, Londra e pure a Milano, ma nel 1994 Priscilla la Regina del deserto è stato un film evento. Uno spettacolare e divertentissimo road movie ambientato all’interno dell’Australia, da Sidney fino Alice Springs. Un vero e proprio fly&drive!

 

5- Creta

Torniamo indietro nel tempo con un capolavoro, Zorba il Greco, reso celebre dall’interpretazione di Anthony Quinn e dalla splendida colonna sonora di Mikis Theodorakis. L’ambientazione è l’isola di Creta, la scena principale, il ballo di Zorba in spiaggia, è ambientata nella celebre spiaggia di Stavros.

 

Anthony Quinn a Stavros


6- Highlands

Prima di bersi il cervello Mel Gibson si è guadagnato un oscar con un film degno di rispetto Braveheart. La storia di William Wallace si sviluppa principalmente intorno alle località di Loch Leven e Glen Coe. Anche se per alcune scene è stata scelta la verde Irlanda…

 

7- Mount Hood (Oregon)

In questo caso la località non è certo celebre, si tratta di zone di montagna la cui fama solitamente non esce dagli USA. Appunto luoghi isolati, specialmente di inverno. Immaginate un enorme Hotel isolato dalla neve… vi viene in mente niente? E’ l’Overlook Hotel, è Kubrick, è un immenso Jack Nicholson. Insomma, Shining!

 

Locandina del Timberline Lodge. a.k.a. Overlook Hotel

 

8- Las Vegas

Promettiamo che poi la finiamo con gli U.S.A., ma non potevamo non menzionare la capitale del divertimento, celebrata anch’essa da una miriade di film su cui spicca Paura e delirio a Las Vegas, ispirato al (quasi) omonimo libro del grandissimo HT Thompson.

 

9- Pechino

Bernardo Bertolucci ci regala un capolavoro, in cui viene raccontata la storia reale dell’ultimo imperatore cinese. Le riprese de L’Ultimo Imperatore sono ambientate principalmente a Pechino, ma anche in Manciuria ed in altre location di quell’enorme e splendido paese che è la Cina.

 

10- Buenos Aires

In una Buenos Aires dolce e poetica viene raccontata una tenera e drammatica storia di amore ad opera del maestro cinese Wong Kar-Wai, con i tanghi di Piazzolla sullo sfondo e una cover che da il titolo al film: Happy Together.

 

Si potrebbe continuare all’infinito, l’Algeria di Gillo Pontecorvo, la Roma di Vacanze Romane, l’India de The Millionare… ma si era detto dieci e quindi, a malincuore, ci fermiamo qui.

I grandi viaggi – L’Hippie Trail – 3. Dall'Iran fino in India

3. Dall'Iran fino in India

Pubblicato Venerdì, 23 Novembre 2012

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Oltre l’Iran il mondo iniziava a diventare misterioso. L’Afghanistan con le sue montagne impenetrabili, con i suoi mille popoli che da secoli convivono, commerciano e si scontrano ciclicamente,  popoli chiamati hazari, pashtun, tagiki e molti altri. Il paese viveva in un periodo di relativa pace, il regno di Zahir Shah aveva introdotto una costituzione liberale che aveva permesso la nascita di movimenti popolari, che giunsero al potere alla fine degli anni ’60. Pace che finì nel 1973, con il colpo di stato di Daud, fino alla decennale guerra contro l’Unione Sovietica che ha distrutto il paese e lo ha portato sulla via del fondamentalismo.

Fu proprio l’invasione sovietica a decretare la fine dell’Hippie Trail, bloccando di fatto i collegamenti fra il Medio Oriente e L’Oriente.

Anche Kabul al tempo era una città cosmopolita, bellissima. I viaggiatori venivano ad ammirare i giardini di Bubur ed il mausoleo di Nadir Shah  e si perdevano per i suoi bazar. Arrivarono pure i tedeschi a gestire il famoso zoo, che resiste ancora oggi nonostante le guerre (sulle vicissitudini dei leoni al suo interno sono nate leggende).

 

 

Leone allo Zoo di Kabul
fonte www.afghan-web.comciriellolifelife5.html

 

La guerra, o meglio, la stupidità umana che trascende qualsiasi credo e ideale, non ha invece risparmiato i grandiosi Buddha di Bamyan, distrutti a cannonate dai talebani nel 2001. Assieme ai Buddha sembra sparire la testimonianza di un passato dove popoli diversi vivevano assieme, dove l’islam era differente da quello wahabita recentemente importato dall’Arabia Saudita.

Il viaggio prosegue verso Peshawar, in Pakistan, attraversando il Khyber Pass, lungo una strada conosciuta fin dai tempi più antichi, in cui passava anche la via della seta. La strada attraversa Islamabad e si addentra nel Kashmir, oggi zona non consigliabile per un viaggio, in quanto contesa fra India e Pakistan. L’area del Kashmir è però di una bellezza unica, mischiando i grandiosi paesaggi del Ladakh, chiuso fra le catene del Karakorum e dell’Himalaya, e città gioiello come Srinagar, con le sue case galleggianti.

 

Ladakh

Attraversato il Kashmir i viaggiatori si dividevano. Una parte scendeva diretti verso sud, verso Goa, mentre altri continuavano verso est, verso il Nepal ed il suo misticismo (sia spirituale che rollabile).

A Kathmandu l’hashish veniva venduta legalmente fino al ’72 (e continuò ad essere venduta anche dopo). Kathmandu è strettamente legata all’epopea hippie, che si riversava su Freak Street, luogo di ritrovo ancor oggi (anche se decisamente più svenduta al turismo). Il clima nepalese di accoglienza e indifferenza rispetto alle stravaganze continua tuttora, anche se i recenti scontri fra governo e maoisti rendono la situazione interna del paese un po’ più tesa.


Freak Street

Scendendo verso l’India, i viaggiatori attraversavano Varanasi, dove la misticità induista trova nel Gange la sua massima esaltazione, Delhi e infine Goa, tappa ultima del lungo viaggio.

L’antica colonia portoghese racchiude un insieme di bellezze che non è possibile descrivere qui, dalle famose spiagge (Anjuna Beach su tutte), alla catena montuosa delle Western Ghats, ai parchi naturali. Negli anni ’60 a tutto ciò si aggiungeva una tolleranza estrema verso il nudismo, l’amore libero ed il consumo di droghe (non solo cannabis), tutto il necessario per chiudere degnamente il viaggio. Il turista di oggi può invece godere di questi posti secondo lo stile moderno, con comodi pacchetti volo e resort, senza nessuna fatica.


Hippie a Goa

E se poi qualche hippie non si ritiene soddisfatto, oggi come negli anni ’60, il viaggio può continuare ad est, verso la Thailandia, il Vietnam…

Che cosa sono i riad?

Che cosa sono i riad?

Pubblicato Mercoledì, 14 Novembre 2012

Che cosa sono i Riad?

 

Girovagando fra le varie proposte di viaggio per il Marocco si incontra spesso la possibilità di alloggiare in un cosiddetto “Riad”. Ma di cosa si parla?

Semplicemente, si tratta di abitazioni tradizionali adibite ad alloggio per turisti, come le casas particulares cubane.

Il cuore di questo nuovo trend è Marrakesh, dove si trovano i riad principali e di maggiore prestigio.


“Riad” in arabo significa giardino, ed è appunto attorno al cortile interno che si sviluppano le case arabe, non solo in Marocco. Questa struttura, utilizzata anche dagli antichi romani, permette di mantenere fresco e ombreggiato il centro della casa, sfruttando al massimo l’illuminazione di giorno e distribuendola in tutta la casa, mentre la sera fornisce un fresco e riservato luogo di ritrovo per la famiglia.  All’interno delle abitazioni si possono gustare i decori tipicamente maghrebini, con le loro splendide maioliche, e giochi d’acqua.

Da questa struttura di base si sono sviluppate varie soluzioni ricettive, che vanno dagli ostelli ai cosiddetti “Hotel de Charme”. A seconda della gestione quindi potrete trovare la soluzione migliore per le vostre esigenze, per chi vuole spendere poco o per chi vuole coccolarsi. Allo stesso modo vi sono riad che vengono affittati a stanze e riad che vengono affittati come appartementi. Normalmente i riad sono situati all’interno della città vecchia, la medina, dove si sono maggiormente conservate le strutture tradizionali, ma si possono trovare anche fuori città. Attenti però alle imitazioni, il successo di questa formula ha fatto sì che molti semplici alberghi cambiassero il loro nome allo scopo di attirare turisti sprovveduti.

 

 

Recentemente la pratica di riadattare le proprie case è fuoriuscita da Marrakesh, sviluppandosi anche in altre città tradizionali, come Fés e Meknès.

Detto ciò, non vi resta che partire alla scoperta di queste residenze da mille e una notte, magati con un fly&drive! Ma attenzione, la medina di Marrakesh è un incubo per chi viaggia in macchina, chiedete con precisione da quale porta della città vi conviene entrare!

I grandi viaggi – L’Hippie Trail - 2. Da Istanbul a Persepoli

2. Da Istanbul a Persepoli

Pubblicato Giovedì, 08 Novembre 2012

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Costantinopoli la porta dell’Oriente, l’antica Bisanzio, l’Istanbul dei sultani e quella di oggi. I viaggiatori  che negli anni ’60 e ’70 facevano tappa per la metropoli si trovavano di fronte ad una città in piena trasformazione, sotto l’opera del presidente Adnan Menderes. La multiculturale Istanbul stava pian piano scomparendo, complici gli “scambi di popolazione” fra Grecia e Turchia degli anni ’20, l’emigrazione dei pochi greci rimasti e degli ebrei verso Israele. In nome dell’industrializzazione e del progresso i vecchi quartieri stavano venendo demoliti e le strade pavimentate, ma la città continuava (e continua) a mantenere la sua aurea magica.


                                      Istanbul - Hagia Sofia

Oggi Istanbul è una città moderna, sulla sponda asiatica svettano i grattacieli, la città è viva e gli affari richiamano nuovamente gente da tutto il mondo. Galata è giovane, piene di locali, dal cui tetto si può godere della vista sul Bosforo. Sultanahmet, anche se un po’ troppo svenduta al turismo, delizia la vista con le architetture del Palazzo Topkapi, Hagia Sofia e della Moschea Blu.

Istanbul è una città da vivere, come tappa di viaggio lascia l’amaro in bocca, da la sensazione di nascondere la sue delizie dietro gli angoli, lontano dalla vista dei turisti mordi e fuggi.

Lasciata Istanbul il viaggio procedeva attraverso Ankara verso la Cappadocia, appena scoperta ed ancora vergine rispetto al turismo di massa. Il Club Mediterranee iniziava a regnare su Uchisar, Goreme era ancora un villaggio. Non c’erano Hotel a 5 stelle, gite in mongolfiera, dune buggy e scooter. Solo pochissimi turisti zaino in spalla che si perdevano per le sue favolose valli, i suoi camini delle fate.

 

Cappadocia

 

La Cappadocia di oggi è ovviamente diversa. Scoperta dal turismo di massa, è riuscita a difendersi ed a evitare troppi mostri edilizi che snaturano il territorio. Goreme è deliziosa, anche se in agosto ci sono più italiani che locali. Per fortuna il turismo di massa difficilmente cammina, quindi basta inoltrarsi in un sentiero per la valle delle Rose e la valle Rossa (oppure, allontanandosi un po’, per la valle di Ilhara), per godere del silenzio e riposare alla fresco di una delle celebri chiese affrescate scavate nella roccia.

Il viaggio prosegue. Magari il turista odierno potrà trovare riposante virare su Bodrum e le sue spiagge. Negli anni ’60 molti si fermavano e viravano sulle spiagge di Antalya e su Pamukkale, con le sue piscine di travertino. Ma gli stakanovisti continuavano, sempre verso est, oltre il Monte Nemrut e le sue teste giganti, superando il confine con la Siria, magari con una tappa in Libano (questioni di gusto, per chi capisce…), passando Beirut, la multiculturale e splendente Beirut degli anni ’60, prima che la guerra e le sue tragedie ne deturpassero l’aspetto, ma senza intaccarne l’animo, Damasco, che la guerra la sta conoscendo proprio in questi giorni, verso la magica Petra.


                                                            
Petra


Superata Petra si entrava in Iran, l’Iran dello scià Pahlavi e di Soraya, volto all’occidente, in piena spinta modernizzatrice; Tehran era una città di divertimenti, le donne giravano senza veli e il fermento culturale era vivo. Ma quest’immagine che tanto piaceva agli occidentali nascondeva una dittatura, le torture della polizia segreta ed un malcontento popolare, non solo dei fondamentalisti, ma anche e soprattutto dei  giovani formati nelle scuole occidentali,  che sfociò nella nota rivolta e lo trasformò nell’odierna repubblica islamica.

                                                    Persepoli


Il paese rimane però bellissimo, Tehran è da visitare, a Isfahan risplende la magnificenza dell’impero selgiuchide. Ed infine Persepoli con le sue rovine, da dove la storia ci guarda dall’alto.

continua…

I grandi viaggi – L’Hippie Trail

Pubblicato Venerdì, 26 Ottobre 2012

Inauguriamo una sezione del nostro blog dedicata ai grandi viaggi ed ai grandi viaggiatori. Percorsi epici rimasti nell’imaginario collettivo, come appunto l’Hippie Trail protagonista dell’epopea hippie negli anni ’60. Nel corso di questi lunghissimi viaggi i figli dei fiori, a bordo dei famosissimi bus (meglio se Volkswagen), attraversavano l’Europa ed il Medio Oriente alla volta del subcontinente indiano.



alcuni hippie

 

Gli elementi fondamentali del viaggio erano il budget decisamente basso, una tempistica estremamente flessibile e mezzi di trasporto non convenzionali (il sopracitato bus o per la maggior parte, l’autostop ed i mezzi locali). I viaggiatori provenivano per lo più dal Nord Europa, dall’America, Australia e Giappone.


 

un esempio di Hippie bus

 

Le tappe.

 

1 – Europa


Le basi di partenza tradizionali erano Amsterdam, Londra e Lussemburgo (grazie ad un volo a basso costo che raccoglieva i viaggiatori statunitensi).

I viaggiatori attraversavano quindi gli stati Germania e Austria, per inoltrarsi nei Balcani, al tempo sotto la sfera sovietica. Il percorso seguiva pressappoco il corso del Danubio, incontrando Belgrado e la sua “altra via” al socialismo, che tanto affascinava una generazione che al contempo rigettava il sistema capitalistico, ma era conscia del fallimento dello stalinismo. Oggi la città è molto cambiata. La Jugoslavia è stata sostituita dalla Serbia, i danni dei bombardamenti americani del 1999 sono ancora visibili (forse volutamente).

Il socialismo è finito e la nuova Repubblica sta tentando di entrare nel mercato unico europeo. Il ricordo di Tito rimane solo in qualche bar nostalgico e nella distesa di palazzoni stile sovietico in periferia. La città è viva, famosa per le sue feste e la sua vita notturna, lo scontro politico è forte (il nazionalismo c’è ancora, il gay pride è stato proibito, ma ci sono anche Radio B92 e gli scritti della Srblijanovic). In mezzo a tutto questo movimento, la rocca di Kalemgdan continua placidamente a guardare l’abbraccio fra i due grandi fiumi, il Danubio e la Sava.

 

Kalemegdan

 

Il cammino proseguiva verso il Bosforo. Oggi magari facendo una piccola disgressione a Guca, con il suo festival che assomiglia un po’ ad una Woodstock della musica balcanica, fra ottoni zingari, porchi che girano, freakettoni europei e bandiere cetniche.

Dopo le terre jugoslave iniziava la Bulgaria, terra di monasteri e moschee, dove l’incontro della cultura slavo-ortodossa e turco-musulmana hanno creato delle architetture uniche. Il monastero di Rila,  sugli omonimi monti, oggi patrimonio dell’UNESCO è un capolavoro dell’arte medioevale e Sofia mischia ciò che rimane del passato (la città fu fortemente danneggiata nel corso delle guerre mondiali) con un’architettura moderna che da spazio al verde.

 

 

Monastero di Rila

 

Superata la Bulgaria l’Europa piano piano si restringe, fino al Bosforo, fino ad Istanbul

continua...

Always Coca Cola… o no!? La sfida di Mecca Cola e Inca Kola

Pubblicato Venerdì, 12 Ottobre 2012

Se pensate ad una bibita qual è il primo nome che vi viene in mente?  

La Coca è la regina del settore delle bevande gassate, il primo marchio non solo nei paesi occidentali (eccetto gli USA, dove la Pepsi combatte per la leadership), ma anche in tutti i paesi più o meno sviluppati. Per gli amanti dell’Africa, provate a pensare al baretto nel villaggio sperduto sulla strada per un grande parco. Che logo c’è nell’insegna? Che cosa beve Babbo Natale?!

Solo due bevande osano sfidare il colosso, la Mecca Cola e l’Inca Kola.



Iniziamo con la Mecca Cola. Lanciata ufficialmente nel 2002 da un imprenditore franco-tunisino , sull’onda lunga del successo della Zam Zam Cola iraniana (altro caso che andrebbe affrontato), è oggi distribuita in 60 paesi e si sta lentamente diffondendo nell’Africa subsahariana e in Europa, concentrandosi soprattutto nei negozi “etnici” e nelle zone di alta immigrazione. Pur essendo a tutti gli effetti un’impresa capitalistica, l’azienda dimostra un grande impegno nel sociale, devolvendo parte dei profitti nei confronti di associazioni per i diritti umani che tutelano gli abitanti dei Territori Occupati Palestinesi e parte in charities nei paesi di distribuzione, per circa il 20% dei profitti. [fonte: Wikipedia]

Insomma, un vero e proprio colosso!

Ma il caso più eclatante e curioso è forse quello dell’Inca Kola peruviana. Se per la Mecca cola pur sempre di cola si parla, qua la bevanda è completamente diversa. Inoltre, parte del successo della bevanda mediorientale è dato dall’avversità verso la provenienza statunitense della grande multinazionale.

 

 

Al contrario, per i peruviani non vi è alcuna avversità, semplicemente preferiscono la loro bevanda nazionale! Di colore giallastro, con un sapore zuccherino simile ad chewing-gum , ha come ingrediente principale l’erba luisa (cedrina). La maggior parte degli occidentali che hanno provato questa bevanda ha espresso un giudizio non proprio positivo, ma ai peruviani piace e questo fa del Perù l’unico stato al mondo in cui la Coca Cola non è il leader assoluto delle bevande analcoliche! Ad oggi la quota di mercato è Inca Kola 31%, Coca 20%.

L’Inca nasce nel 1910 da una ricetta di una famiglia di immigrati inglesi, i Lindley.  Il successo della bevanda fu immediato in poco tempo si attestò ai vertici dei consumi nazionali. Negli anni ’70, la battaglia fra Coca e Pepsi per il dominio del mercato peruviano favorì nettamente il terzo incomodo, che poté attestarsi sul gradino più alto delle vendite.

La Coca Cola promise battaglia, ma inutilmente. Nel ’95 quasi raggiunse il competitor, ma l’anno successivo ricevette il colpo di grazia: McDonalds, che in tutto il mondo serve solo Coca, ruppe l’esclusiva ed iniziò a servire la Kola.

 

 

Questo costrinse gli americani ad accettare la sconfitta e a correre ai ripari. Nel 1999 acquistarono una quota di minoranza della società Lindley (30%) che detiene il marchio Inca, sancendo definitivamente il successo della bevanda nazionale e aprendo il marchio peruviano all’espansione sul mercato latino e statunitense.

 

Quindi, se siete intenzionati ad andare in Perù, per turismo o per lavoro, ricordatevi di provare questa delizia!

RISCHIO CODE AL MASAI MARA

Pubblicato Giovedì, 11 Ottobre 2012

Non solo animali durante le Grandi Migrazioni, ma anche Turisti!

 

Puntualmente ogni estate in Kenya, nel parco del Masai Mara, si svolge uno spettacolo unico al mondo.

A giugno oltre un milione e trecentomila fra gnu e zebre si riuniscono nel Serengeti (Tanzania) a partorire e lentamente si radunano a formare un’unica enorme mandria, che, nel mese di agosto si sposta in massa verso il parco kenyota, dando luogo ad una delle migrazioni più grandi del pianeta animale.


L’apice dello spettacolo è raggiunto quando la mandria raggiunge i guadi del Grumeti e del Mara, infestati dai coccodrilli.

Innumerevoli documentari riprendono questo momento di altissima tensione. Gli animali rallentano, iniziano a perlustrare il territorio, con un’attesa che può durare anche giorni. Le rive del fiume sono fangose e scivolose, in mezzo il torrente corre impetuoso e nelle sue acque limacciose attendono i grandi rettili.



Improvvisamente scatta la molla, uno degli animali si tuffa. Subito il branco lo segue. Uno, due, decine di gnu si tuffano in acqua, che improvvisamente inizia a ribollire di schiuma. Sul pelo dell’acqua iniziano a vedersi dei guizzi, sono i coccodrilli che sono scattati all’attacco delle loro prede.



I marabù si alzano il volo, pronti a partecipare al banchetto, la situazione è caotica, sulle rive gli animali si tuffano o, incolumi, risalgono dopo l’attraversata, in acqua gli animali devono vedersela con l’attacco dei coccodrilli, ma anche dai loro stessi compagni che, terrorizzati, rischiano di calpestarli. Sulle rive altri animali assistono all’evento. Iene e sciacalli aspettano il loro turno per banchettare con gli animali affogati o feriti. Accanto a loro, un branco di altri strani animali osserva la scena.

Sì, perché quello che nei documentari non si vede è che oltre a gnu, coccodrilli e iene, i guadi sono anche affollati di …turisti!

 

[fonte immagine: http://safaritalk.net/topic/9186-traffic-jam-in-paradise-crossing-masai-mara/]

Puntualmente ogni agosto una folla di curiosi attrezzati con videocamere e macchine fotografiche si posiziona nei punti strategici (su tutti il Paradise Plains e Lookhout Hill) , a bordo dei loro veicoli. Non solo professionisti, ma anche turisti non proprio educati, che gridano e incitano gli animali (tipo Colosseo)! I guardia parco fanno il loro meglio per gestire la situazione, ma non possono fare a meno dell’indotto portato da questi turisti e, purtroppo, non si può capire prima l’educazione degli ospiti. I loro sforzi si concentrano sull’evitare che i veicoli interferiscano con l’attraversata. Pensate al povero gnu, che dopo essere uscito vittorioso dalla battaglia coi coccodrilli si trova il passaggio bloccato da una Jeep o un disgraziato coccodrillo che, pronto ad addentare la vittima di turno, viene abbagliato da un flash!

Consigli di viaggio per le Galapagos

Pubblicato Giovedì, 04 Ottobre 2012

CONSIGLI DI VIAGGIO PER LE GALAPAGOS

Conosciute da tutti per l’epopea di Darwin, le Galapagos rappresentano uno sogno per molti viaggiatori.

Dichiarate parco naturale dal 1959 sono composte da 13 isle principali e 42 isolotti di origine vulcanica (l’arcipelago costituisce una delle zone vulcaniche più attive al mondo.




Ed i vulcani sono appunto una delle principali attrazioni per chi vuole scoprire queste isole. Le due mete per eccellenza per osservare i vulcani sono le isole Isabela e Fernandina (in onore dei reali di Spagna che finanziarono il viaggio di Colombo).



Ma la principale attrazione delle isole è la fauna che tanto aveva stimolato l’immaginazione del famoso naturalista. In totale, sono state descritte oltre 300 specie di pesci, 1.600 d’insetti, 80 di ragni, 300 di coleotteri e 650 di molluschi. Si tratta di uno dei sistemi ecologici più complessi e ricchi del pianeta che offre un'indimenticabile esperienza di viaggio abbellita dalla vista di paesaggi fantastici e di una natura impattante e incontaminata.

 

Nell'isola Isabela (ma non solo) si possono osservare le famosissime tartarughe giganti, foche e leoni marini, iguane (di mare e di terra), pinguini, il piqueros (un uccello della famiglia degli albatros), falchi, pellicani, zapayas (granchi rossi)… La meta principale per gli “scopritori” di animali è l’isola che prende il nome appunto di Darwin, dove, oltre ai famosi fringuelli, potete trovare tutti gli animali di cui abbiamo parlato sopra.

Altre attività:


Ma le Galapagos non sono soltanto questo, per gli amanti del sole ci sono spiagge di tutti i colori (nere, rosse, verdi), ottimi punti per far surf e, ovviamente, decine si punti per immersione e snorkeling. Particolarmente famosa per le sue acque cristalline è l’isola di Tortuga Bay. Sempre nell’isola di Darwin, un famoso punto per le immersioni è l’Arco di Darwin”, una formazione naturale di pietra.

 

 

Come raggiungere le isole:

Uno dei modi migliori per organizzare il viaggio è prenotare una crociera di 5-15 giorni.

I voli partono da Quito e Guayaquil, raggiungibili comodamente dall’Italia (confrontando vari portali, volonline.it ha i prezzi più competitivi)

La bassa stagione va dal 1° maggio al 14 giugno e dal 15 settembre al 31 ottobre. Il resto dell'anno è alta stagione.

I peggiori pasti aerei del web

Pubblicato Martedì, 02 Ottobre 2012

I PEGGIORI PASTI AEREI DEL WEB

 

Tutto nasce da un articolo dell’Huffington Post, firmato da Doug Lansky e pubblicato nel 2010, in cui l’autore descriveva con ironia i “5 Paggiori pasti aerei di tutti i tempi”. L’articolo è stato ripreso da tantissimi blog più o meno seri (Dissapore su tutti) e la comunità web ha contribuito ad arricchire questa lista con altre incredibili nefandezze servite da vettori famosi e non. Al fantastico mondo dei pasti aerei è dedicato anche un sito apposito airlinemeals.net, dove sono raccolte foto, descrizioni ed ogni informazione possibile su questi “ristoranti” volanti.

Riproponiamo le “perle” raccolte da Lansky ed alcune altre perle raccolte da noi nel web:


 

Secondo la ricerca di Lansky:

Estonian Air. Primo piatto: riso freddo con pochi ceci e la pelle molliccia di qualche oliva. Secondo: credo fossero aringhe del Baltico (i tre pezzi grigi e visicidi sulla sinistra), insalata di patate (riciclate, suppongo) lattuga (immangiabile), pezzi di pomodoro (per dare colore), un panino (caldo quando è arrivato ma scaldato al microonde, quindi duro nel giro di pochi minuti). Dolce: anche spezzando il tortino non ho sentito odori, quindi non ho assolutamente idea di cosa fosse.

[fonte: airlinemeals.net]



Air Botswana
. Qualcosa di simile alla carne con qualcosa di simile alla verdura. Una descrizione vaga, mi rendo conto, al pari dei sapori. La bevanda è una soda di colore verde fluorescente.

Aeroflot. Il peggiore fatto con Aeroflot. Il salmone aveva la stessa età della mia povera nonna… il pranzo era povero e tutto meno che fresco. Orribile.

[fonte: airlinemeals.net]

Alitalia. Credo fossero melanzane. Il caffè veniva da una macchinetta, imbevibile.

Ukraine International. La cosa impressionante di questo pasto era il lurido colore giallo dell’omelet. Decisamente innaturale, forse la compagnia voleva supportare la rivoluzione arancione di Kiev. Il wurstel? Pura plastica.

[Fonte: Huffington Post/Dissapore]

Contributi dal web:

Lauda Air
. La mia peggiore esperienza? Lauda Air con volo La Romana-Malpensa dove alle 3 di notte poco dopo il decollo ci hanno servito non la colazione ma tortellini col ragù e fagioli! [Sara, Baltazar.it]

Garuda
. Pasta estremamente scotta con una specie di salsa agrodolce con un pezzo unico di manzo (che è stato doveva essere una salsa di carne di manzo?). La frutta in scatola aveva un sapore molto dubbio. Il mio stomaco si è lamentato  tutto il giorno dopo questa esperienza. Assolutamente terribile. Però c’erano le posate di metallo. [Simon, Tripadvisor]

Iberia
. Questo è probabilmente il pasto peggiore con una compagnia aerea che ho mai avuto. Il sapore era ok, ma le tagliatelle-lasagne erano fiacche come cibo per bambini e il formaggio sulla parte superiore è stata somigliava a un certo tipo di schiuma (…!). Ho lasciato la maggior parte piatto immangiato. [Laura, Airlinemeals]

 

E voi? Raccontateci le vostre esperienze (anche positive)!!!

 


[fonti: Huffington Post; Dissapore; Airline Meals]

DIWALI – La festa delle luci

Pubblicato Giovedì, 27 Settembre 2012

DIWALI – La festa delle luci

 

Se state pensando ad un viaggetto esotico per  il ponte di Ognissanti, perché non avventurarvi  alla scoperta del mondo fantastico ed incantato dell’India?

La festa di Diwali, chiamata anche Dipavali o Deepawali, è una delle più importanti feste induiste che dura cinque giorni, e si festeggia tradizionalmente negli ultimi giorni di luna nera, che quest’anno coincidono con il periodo fra il 5 al 9 novembre.

 

Simboleggia la vittoria del bene sul male ed è chiamata "festa delle luci", durante la festa si usa infatti accendere delle luci (candele o lampade tradizionali chiamate diya). In molte aree dell’India i festeggiamenti prevedono spettacoli pirotecnici.

Come la maggior parte delle tradizioni deriva dall’antica festa della fertilità, dedicata appunto al fuoco (familiare anche ai nostri contadini di un tempo, basti pensare alle varie tradizioni legate ai falò), in cui si svolgevano  lunghe processioni verso i campi durante la raccolta.

Il primo giorno è dedicato alle dee Lakshmi e Parvati. Il secondo alla riconciliazione fra Siva e Parvati. Il terzo (di luna piena) ricorda la vittoria di Visnu sul demone Bali ed è dedicato a Lakshmi o Kali. Il quarto giorno corrisponde alla vera festa del Dipavali, e ovunque si espongono lampade di terracotta a ricordo dell’incoronazione di Rama dopo l’esilio. Il quinto giorno, chiamato Yama-dvitiya, è dedicato a Yama, la Divinità che presiede la Morte.

Durante la festa, ogni lampada viene accesa in onore della venuta di Laksmi sulla terra, per favorire il suo cammino, creando uno spettacolo che ha pochi paragoni al mondo!

 

Nell'India del Sud, alle quattro del mattino, dopo il brahmamuhurta(la meditazione), dopo essersi lavati, ci si cosparge il corpo di olio e aromi profumati e si indossano abiti nuovi. Ove possibile ci si bagna nelle acque di un fiume ad ulteriore purificazione. Molti colgono questa occasione per scambiarsi come dono degli abiti, è d'uso che i possidenti facciano dono di abiti ai propri collaboratori. Nel Nord, i commercianti aprono i nuovi libri contabili.

 

La festa è anche utilizzata dalle famiglie indiane come pretesto per fare grandi pulizie, rinnovare stoviglie e suppellettili d’uso domestico, ridipingere le pareti di casa, indossare abiti nuovi, nella speranza di portare prosperità e luce nella propria vita.

E' il periodo perfetto per visitare l'India, in particolare il Rajasthan e posti di mare come Goa, con la possibilità di vedere questi luoghi, già di per se spettacolari e mistici, illuminati di una luce magica ed onirica.

Se dico ‘Havana’, cosa vi viene in mente?

Pubblicato Mercoledì, 19 Settembre 2012

Sicuramente molti di voi hanno pensato al rum, prodotto d’eccellenza della terra cubana; molti avranno immaginato degli anziani signori seduti all’esterno di un bar con un sigaro in bocca che guardano passare delle belle ragazze; qualcuno avrà immaginato di sentire della musica caraibica e di vedere un gruppo di bambini che gioca e balla in strada mentre i passanti li guardano sorridenti e si uniscono alle danze, il tutto in un’atmosfera calda e gioiosa.

Ma L’Avana è veramente questo? Non proprio, o meglio, non è solo questo.
Piuttosto, il nostro pensiero riguardo alla città è fortemente condizionato dalle immagini che di questa città ci vengono proposte, soprattutto dalla pubblicità: rum, sigari, belle donne, musica e balli sono i classici elementi che compaiono negli spot di prodotti cubani come il rum. Certo, sono elementi che caratterizzano fortemente la cultura della perla dei Caraibi, ma se pensiamo che a L’Avana incontreremmo solo scene di questo tipo, non renderemmo giustizia ad una città che ha molto di più da offrirci.

Quello che colpisce maggiormente, appena entrati in città, è l’atmosfera sospesa dal tempo che si respira: le auto americane anni ’30 che girano per la città, i palazzi dalle cui finestre spuntano degli alberi che, letteralmente, crescono al loro interno, il contrasto creato dalle case colorate, che appaiono come tocchi di colore in una città dove predomina il bianco degli edifici, la miriade di persone che affollano le strade su biciclette, auto, autobus e qualsiasi cosa si muova su ruote!

In una parola: L’Avana è viva.


Penserete forse che, tutto sommato, non sia una grande scoperta: siamo ai Caraibi, dopotutto, non in una delle grandi e grigie metropoli nordamericane, europee o asiatiche.

Un’altra caratteristica che si respira in città è il calore umano e l’amore per la vita dei cubani che trasmettono una vitalità coinvolgente che non può lasciare indifferenti neppure i ben più freddi europei. A loro non servono discoteche per ballare, lo fanno per strada; non si preoccupano troppo per il futuro ma gustano ogni singolo giorno della vita nella loro amata terra; trovano sempre il modo di cavarsela e non hanno bisogno di un’auto per spostarsi in città, il loro mezzo di trasporto preferito è l’autostop: per pochi spiccioli, i “ricchi” che si possono permettere un’auto danno volentieri un passaggio a chi ne ha bisogno.

Insomma: vitalità, calore e ritmo. Cosa aspettate a prenotare il primo Volo Havana?

Thailandia, full moon: che la festa abbia inizio!

Pubblicato Mercoledì, 05 Settembre 2012

Ancora poco conosciuto in Italia, ma ormai diventato un must fra i giovani turisti americani, il Full Moon Party rappresenta uno dei party a cielo aperto di maggiore successo al mondo. Situato nella spiaggia di Haad Rin Nok, nella zona sud della spettacolare isola thailandese di Koh Phangan, è sicuramente una degna conclusione per chi vuole scoprire la Thailandia con un tour o per chi semplicemente vuole godersi il meritato relax al sole delle spettacolari spiagge di Koh Phangan o delle vicine Koh Samui e Koh Tao.

Il festival è nato spontaneamente a fine degli anni ’80, quando un gruppo di giovani californiani (quindi gente con una certa esperienza in feste a cielo aperto), entusiasti dopo un compleanno durato tre giorni ed illuminato soltanto  dalla luna piena, decisero di commemorare l’evento l’anno successivo, sulla stessa spiaggia. Col tempo il party sì è trasformato in un festival, le giornate sono aumentate e distribuite in vari periodi dell’anno, arrivando ad attirare, in alta stagione, una media di 20.000 persone.

Oggi il Full Moon conta più di 10 sound system, in varie aree della spiaggia, ed ospitano alcuni fra i più famosi DJ al mondo, che si alternano dalle otto di sera fino alle 10 del giorno successivo.

Come se non bastasse, nell’isola sono nati alcuni festival associati al Full Moon: l’Half Moon Party, che si tiene la settimana precedente e quella successiva al Full Moon, in una spettacolare location nella giungla interna, dedicato principalmente alla musica techno-trance e il Black Moon Party (indovinate quando?), sempre su spiaggia, caratterizzato da musica commerciale.

Negli scorsi anni questi party si fecero una cattiva nomea dovuta alla facilità con cui si potevano trovare droghe pesanti. Negli ultimi tre anni il governo thailandese ha provveduto a controllare in modo energico lo spaccio, infiltrando agenti in borghese e punendo seriamente sia gli spacciatori che gli utilizzatori. Siete avvertiti.

Prossime date del Full Moon Party:

  • 30 Settembre
  • 30 Ottobre
  • 28 Novembre
  • 25 Dicembre - Party di Natale
  • 28 Dicembre
  • 31 Dicembre -  Party di Capodanno

Cuba: un paese da scoprire attraverso le Casas particulares

Pubblicato Mercoledì, 05 Settembre 2012

Se siete interessati a passare le vostre vacanze a Cuba senza rimanere imprigionati fra le mura di un resort ed entrando in contatto con la popolazione locale, non potete non provare l’ospitalità delle casas particulares.

Questa interessante forma di alloggio nasce nel 1997, quando il governo Cubano autorizzò i privati ad affittare le proprie case  ai turisti, differentemente a tutte le altre strutture ricettive (hotel, camping, ecc.) che sono sotto il controllo del Governo. L’attività è comunque monitorata dal Governo e può essere effettuata solo previa autorizzazione; nonostante ciò molti cittadini, per evitare i costi ed i tempi della burocrazia, effettuano questa attività senza dichiararla.

Le case autorizzate si possono riconoscere da un piccolo cartello sulla porta con due triangoli blu su uno sfondo bianco, rilasciato dal governo (oppure con un simbolo simile di colore verde).

Ci sono varie tipologie di Casas Particular: possono essere appartamenti o case complete, oppure possono essere delle stanze all’interno di case abitate (con ingresso indipendente o meno), con o senza bagno, con fornelli o meno. Solitamente possono ospitare circa 6-7 persone.

Di norma la colazione è compresa nel prezzo, ma è meglio chiedere prima. La cena è esclusa, ma le famiglie ospitanti saranno sicuramente felici di prepararvi delle pietanze locali!

Non vi è personale esterno, ma verrete “ospitati” dagli stessi membri della famiglia, permettendovi di entrare maggiormente in confidenza con l’ospitalissima popolazione cubana.

I prezzi si aggirano fra i 15 € ed i 30 € in alta stagione, a seconda delle località e del numero delle notti. Consigliamo vivamente di non prenotare anticipatamente le case, ma cercarle direttamente sul posto; l’offerta è molto alta e i prezzi sono solitamente più bassi rispetto quelli che potete trovare sul web. Esistono comunque molti siti web di associazioni che raggruppano gli alloggiatori; attenti però alla loro affidabilità!

Non perdere l’occasione di conoscere Cuba dal suo interno, partendo proprio dalla sua cultura e dai suoi abitanti. Con Volonline.it potrai usufruire di tariffe speciali per volare all’Havana nei mesi di ottobre e novembre.

Vacanze di Natale alle Maldive? Un sogno che può diventare realtà!

Pubblicato Martedì, 04 Settembre 2012

Se la vostra idea di paradiso corrisponde ad un’incontaminata isola tropicale con palme, spiagge bianche, lagune turchesi ed acqua cristallina, alle Maldive avrete trovato l’Eden dei vostri sogni. Quindi se state pensando a dove trascorrere le vostre vacanze di Natale e Capodanno, non lasciatevi sfuggire le  offerte Maldive più allettanti di Volonline.it, ve ne sono un’infinità!

Situato a circa 700 km a sud-ovest dello Sri Lanka, in questo arcipelago – spesso definito come l’ultimo paradiso terrestre – l’impatto sulla natura e sulla società è stato minimo: le Maldive sono diventate infatti il modello per uno sviluppo turistico non distruttivo ed è anche per questo che rappresenta la meta privilegiata di chi vuole godere del sole, della bellezza paesaggistica e di immersioni subacquee indimenticabili in totale relax.

Immaginate di immergervi e di trovarvi faccia a faccia con i più colorati esemplari di pesci o coralli; oppure immaginate di svegliarvi e di essere accarezzati sin dalle prime luci dell’alba dai raggi di un sole che qui si mostra in tutto il suo splendore in ogni periodo dell’anno. No, non state sognando: tutto questo può diventare realtà se scegliete di trascorrere le vostre vacanze alle Maldive, uno dei posti più belli del mondo.

Pensate che l’arcipelago è composto da 1.190 isole coralline e che gli atolli naturali sono 26, ognuno formato da diverse centinaia di isole, di cui solo alcune abitate. Nell’intero arcipelago, infatti, le isole abitate sono soltanto 202!

Volonline.it per Natale propone un’offerta speciale per trascorrere delle vacanze indimenticabili al Biyadoo.

Un atollo consigliato a chi è alla ricerca della tranquillità e di un reef perfetto.

Con pochi colpi di pinna si arriva sulla barriera e si puo' scoprire un reef incontaminato, come erano le Maldive di 10 anni fa. Particolarmente consigliato ai Sub.

Tutte le isole dell’arcipelago sono davvero splendide: il mare è cristallino, le spiagge hanno la sabbia bianca e fine, - In queste isole le temperature medie oscillano tra i 26° e i 31 °C tutto l’anno e la barriera corallina è l’habitat naturale di molteplici specie marine (pesci colorati, tartarughe, ecc.) visibili anche a basse profondità.

Insomma, anche le immersioni sono meravigliose e contribuiscono a rendere le Maldive un vero un paradiso in terra. Raggiungibile più facilmente di quanto di possa pensare.

Sul web infatti, i siti che permettono di prenotare volo+soggiorno ormai sono tantissimi: su www.volonline.it, però potrete prenotare il volo prima dell’acquisto per il tempo concesso dalla compagnia aerea, usufruendo così di prezzi vantaggiosissimi. In questo modo, per tutti gli amanti delle vacanze al mare in scenari da paradiso, un viaggio alle Maldive è un sogno che può facilmente diventare realtà.

Notte in aeroporto? La classifica dei migliori e peggiori


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